Sarzilla, una settimana da Ironman: il debutto da 7:55’53’’ e il pass per Kona

Sarzilla, una settimana da Ironman: il debutto da 7:55’53’’ e il pass per Kona

Post Author:

Barbara Cologni

Date Posted:

Dicembre 1, 2025

Una settimana fa, domenica 23 novembre, sulle strade incandescenti di Cozumel, Michele Sarzilla ha messo il suo nome accanto a uno dei traguardi più iconici dell’endurance: diventare un ironman.

Non un debutto qualsiasi, ma un ingresso fragoroso nella distanza-mito del triathlon, con un 7:55’53’’ che gli è valso il quarto posto assoluto e il pass per il Mondiale IRONMAN di Kona 2026.

Oggi, a sette giorni da quell’impresa, Sarzilla è stato ospite della trasmissione Personal Best con Silvio Lorenzi e Ivana Di Martino su Radio24: un’occasione per rimettere in ordine emozioni, pensieri e retroscena di una giornata destinata a restare.

E proprio dalle sue parole riprendiamo alcuni passaggi chiave.

«Fatemi partire dalla… fine»

«Chiudere sotto le 8 ore, quarto assoluto e con il biglietto per il Mondiale IRONMAN di Kona 2026 sono sicuramente motivi di orgoglio. Sono contento e sereno.»

Prima del via

«Essendo la prima esperienza full distance, il mio obiettivo principale era quello di fare esperienza e imparare il più possibile. Questa è una distanza estrema, che non è paragonabile a nessuna gara di triathlon. Dentro, però, coltivavo un sogno: correre sotto le 8 ore e una posizione finale di rilievo.
La qualifica? Era così “tanto” che ho preferito non pensarci.»

Torniamo a quel giorno

«Mi sono sentito molto bene. Ho caratteristiche che mi portano a performare al meglio con il caldo – la gara si è svolta con 30 gradi – e non mi spaventava il numero dei chilometri: più sono, meglio riesco a esprimermi, l’ho sempre saputo.

Forse temevo più di non essere preparato, ma quello c’è sempre, soprattutto all’esordio su una nuova distanza. In questo mi ha aiutato tantissimo il lavoro con il mio psicologo dello sport, Andrea Colombo, che mi ha insegnato ad approcciare in modo diverso: il fatto di sentirsi pronti è una decisione personale, non un insieme di sensazioni che maturano negli allenamenti.»

Ironman: te l’aspettavi così?

«Sono quasi vent’anni che pratico triathlon e ho sempre visto gli atleti dell’IRONMAN come eroi e questa gara come qualcosa di irraggiungibile. Detto questo… me lo aspettavo più duro.

Fino al 15° km è andato tutto benissimo, poi – per carità – è arrivata la mazzata. Mi si è bloccato lo stomaco, il piano nutrizionale è saltato e l’energia è calata: mi sono ritrovato a correre anche a 4’50’’ al chilometro.

Verso il 25° km mi sono detto: gioco il tutto per tutto. Nei ristori c’era la cola: ne ho bevuta un po’. Da lì è stata una botta di energia e sono riuscito a tornare a 3’30’’–3’40’’ al chilometro, risalendo dall’ottava alla quarta posizione finale.

Sai cosa mi ha sorpreso di più? Vedere quanto il corpo umano, se allenato bene e stimolato nel modo giusto, sia capace di mutare e sopportare sforzi che non avresti mai pensato.»

ASCOLTA L’INTERVISTA COMPLETA